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Energia

L’impatto dell’Ets sul settore chimico: rischi e opportunità per gli investimenti

admin Luglio 15, 2026 Energia, Mercato & Imprese

L'aumento dei costi legati all'Ets potrebbe erodere gli investimenti nel settore chimico, con conseguenze significative per la produzione e l'occupazione.

Immagine rappresentativa del settore chimico

In Breve

Qual è l'impatto dell'Ets sul settore chimico?
L'aumento dei costi dell'Ets potrebbe erodere gli investimenti nel settore chimico, costringendo le aziende a ridurre la produzione.
Quali sono le principali preoccupazioni delle imprese chimiche?
Le imprese segnalano la concorrenza cinese, i conflitti internazionali e gli oneri delle politiche europee come principali rischi.
Cosa chiedono le aziende per affrontare queste sfide?
Le aziende chiedono una revisione dell'Ets e strumenti che incentivino gli investimenti per mantenere la competitività.

Il settore chimico europeo si trova di fronte a una sfida cruciale: l’aumento previsto del costo dell’Emissions Trading System (Ets), che potrebbe passare dagli attuali 600 milioni di euro a 1,5 miliardi di euro all’anno. Questa crescita rappresenta una significativa sottrazione di risorse destinate agli investimenti, con potenziali ripercussioni sulla competitività delle imprese.

Accanto all’Ets, il Carbon Border Adjustment Mechanism (Cbam) si prefigge di regolare le importazioni di materie prime e prodotti ad alta intensità di carbonio. Tuttavia, la sua applicazione non è ancora generalizzata e presenta complessità che sollevano dubbi sulla sua efficacia, soprattutto in vista di un’accelerazione del phase out delle quote gratuite.

Francesco Buzzella, presidente di Federchimica, ha messo in evidenza le asimmetrie regolatorie e fiscali che penalizzano le imprese italiane rispetto ai concorrenti europei e globali. Ha sottolineato la necessità di tre interventi chiave: la revisione dell’Ets, una politica energetica di sicurezza e diversificazione, e una strategia industriale mirata alla decarbonizzazione.

Secondo Federchimica, l’Ets attuale rappresenta il valore equivalente all’intera spesa in ricerca e sviluppo del settore chimico. Un incremento dei costi potrebbe costringere le aziende a ridurre gli investimenti o a delocalizzare le produzioni. Uno studio commissionato a Roland Berger per Cefic ha rivelato che tra il 2022 e il 2025 la chiusura di impianti ha portato a una riduzione del 9% della produzione europea e a un calo del 90% degli investimenti nel comparto.

Un’indagine su 100 aziende associate ha mostrato che il 27% intende ridurre gli investimenti, mentre il 31% prevede di mantenere invariati i livelli di spesa. Solo il 23% ha dichiarato di voler aumentare gli investimenti, con priorità su digitalizzazione, efficienza operativa e innovazione.

Il settore chimico in Italia ha già registrato una perdita del 13% della produzione rispetto al 2021, con una contrazione della capacità produttiva che ha raggiunto 37 milioni di tonnellate, pari al 9% della capacità europea. Le previsioni per il 2026 indicano un’ulteriore contrazione del 3%, con un lieve recupero nel 2027.

Tra i rischi segnalati dalle imprese, il 51% ha indicato la crescente concorrenza cinese, il 43% ha citato i conflitti in Ucraina e Medio Oriente, mentre il 42% ha menzionato gli oneri delle politiche europee su sicurezza, salute e ambiente. Inoltre, il 30% ha richiamato l’attenzione sulle inefficienze del sistema italiano, inclusi pubblica amministrazione e fiscalità.

Dal punto di vista energetico, l’industria chimica europea si trova in una posizione svantaggiata, con i prezzi del gas europei che sono circa 3,3 volte superiori a quelli statunitensi. La situazione italiana è ulteriormente complicata dall’aumento dei costi energetici, che colpisce sia l’approvvigionamento che gli oneri legati alla decarbonizzazione.

Nonostante la necessità di una transizione verso un’industria più sostenibile, le aziende chiedono strumenti che incentivino gli investimenti e una revisione dei meccanismi come l’Ets. È fondamentale proteggere le filiere industriali per evitare la perdita di capacità produttiva e occupazione. Il settore chimico ha già compiuto progressi significativi, con una riduzione delle emissioni di gas serra del 70% dal 1990, ma avverte che costi eccessivi potrebbero compromettere la competitività e la sopravvivenza delle imprese.

admin

Autore della redazione Energia Domani.