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Energia

Il prezzo del petrolio oltre i 100 dollari: le tensioni nello Stretto di Hormuz alimentano l’incertezza

redazione Settembre 10, 2026 Energia, Politiche & Norme

Le recenti tensioni nel Golfo Persico hanno portato il prezzo del petrolio a superare i 100 dollari al barile, con conseguenze significative per il mercato energetico globale.

Attacchi nel Golfo Persico e prezzo del petrolio

In Breve

Perché il prezzo del petrolio ha superato i 100 dollari?
Il prezzo del petrolio ha superato i 100 dollari a causa di attacchi nel Golfo Persico che hanno aumentato le preoccupazioni sui flussi e le esportazioni.
Quali sono le conseguenze delle tensioni nello Stretto di Hormuz?
Le tensioni nello Stretto di Hormuz stanno limitando le esportazioni di greggio e mantenendo alta l'incertezza sui mercati energetici.
Chi ha attaccato le navi nel Golfo Persico?
Teheran ha dichiarato di aver attaccato dieci navi nei pressi dello Stretto di Hormuz.

Il prezzo del petrolio ha recentemente superato la soglia dei 100 dollari al barile, spinto da una nuova ondata di attacchi nel Golfo Persico che ha sollevato preoccupazioni riguardo ai flussi e alle esportazioni di greggio. Nelle prime ore del 10 settembre, i future sul Brent si sono attestati a 101,10 dollari al barile, con una leggera flessione dello 0,1%, mentre il West Texas Intermediate ha visto un incremento dello 0,2%, raggiungendo i 96,24 dollari al barile.

Questa escalation è stata innescata dall’attacco di Teheran a dieci navi nei pressi dello Stretto di Hormuz, avvenuto il 9 settembre, che ha seguito l’annuncio di azioni militari statunitensi mirate a colpire e affondare cinque petroliere iraniane. I Guardiani della Rivoluzione hanno avvertito di una possibile intensificazione delle ostilità in risposta a ulteriori operazioni statunitensi.

Gli operatori di mercato sono sempre più preoccupati che le esportazioni di greggio dalla regione possano rimanere limitate per un lungo periodo, contribuendo a sostenere le quotazioni. Infatti, il prezzo del Brent ha registrato un aumento di quasi il 30% rispetto ai minimi toccati all’inizio di agosto. Daniel Hynes, analista di ANZ, ha sottolineato che gli attacchi di rappresaglia indicano che i flussi petroliferi dal Golfo Persico potrebbero rimanere compromessi nel prossimo futuro, con ripercussioni dirette sulle rotte di transito e difficoltà nel ristabilire corridoi commerciali stabili.

La capacità di trasporto attraverso lo Stretto di Hormuz, tradizionalmente cruciale per il commercio energetico — dove prima del conflitto transitava circa un quinto delle forniture mondiali di petrolio e gas — è attualmente molto ridotta. L’incertezza sui volumi effettivamente in transito continua a esercitare una pressione sul mercato fisico. Christopher Wong, analista di OCBC, evidenzia che questa incertezza e le difficoltà logistiche stanno imponendo un premio per il rischio geopolitico, aggravato anche dagli attacchi dei miliziani Houthi contro l’Arabia Saudita, che alimentano ulteriori timori sulle rotte alternative via Mar Rosso.

Secondo i dati di LSEG, il parametro Dated Brent si mantiene sopra i 100 dollari al barile dal 3 settembre. La Energy Information Administration (EIA) ha rivisto al rialzo le proprie stime sul prezzo del petrolio per il 2026 e per l’anno successivo, giustificando l’upgrade con la riduzione delle scorte globali a causa della perdita di parte delle forniture mediorientali.

Finché i flussi attraverso Hormuz rimarranno ridotti e gli attacchi continueranno a mettere a rischio le principali rotte del Golfo, il conflitto tra Iran e Stati Uniti continuerà a pesare sul prezzo del petrolio, mantenendolo sopra i 100 dollari, con effetti sia sui contratti finanziari sia sul mercato fisico delle forniture.

redazione

Autore della redazione Energia Domani.