In Breve
- Qual è la posizione di Assobibe sulla sugar tax?
- Assobibe chiede l'abolizione della sugar tax, sostenendo che penalizza il settore e blocca investimenti.
- Quali sono gli effetti previsti della sugar tax sul settore?
- Si prevede un aumento della pressione fiscale e una riduzione delle vendite del 16% annuo.
- Che impatti ha avuto la pandemia sul settore delle bevande analcoliche?
- Il settore ha registrato una crescita del 3,7% nel 2026, trainata da turismo e ondate di caldo.
Assobibe, l’associazione che rappresenta il settore delle bevande analcoliche, ha lanciato un appello per l’abolizione della sugar tax, sostenendo che questa tassa non solo penalizza la crescita del comparto, ma blocca anche investimenti significativi e non modifica i trend di obesità e consumo di zucchero nel Paese.
Giangiacomo Pierini, presidente di Assobibe, ha sottolineato che la sugar tax, introdotta nel 2019, è stata più volte annunciata e sospesa. Con i decreti attuativi pronti, la tassa è prevista per entrare in vigore a gennaio. Secondo l’associazione, la sugar tax potrebbe bloccare circa 1 miliardo di euro di investimenti in macchinari, processi e innovazione, attualmente congelati in attesa di sviluppi normativi.
Il settore delle bevande analcoliche in Italia occupa circa 84.000 persone e genera un valore di 5 miliardi di euro. Il 64% dei membri di Assobibe è costituito da piccole e medie imprese, e le esportazioni sono aumentate del 120% negli ultimi cinque anni. Dall’inizio del 2026, il settore ha registrato una crescita del 3,7%, trainata principalmente dai mesi estivi, con un incremento del 6,7%, attribuito a un aumento del turismo e a ondate di caldo.
Secondo Assobibe, l’entrata in vigore della sugar tax comporterebbe un aumento medio del 28% della pressione fiscale per litro di soft drink, con una riduzione delle attività e delle vendite del 16% annuo nel biennio successivo, mettendo a rischio oltre 5.000 posti di lavoro. L’incasso previsto dalla tassa è stimato in 270 milioni di euro, mentre il minor gettito IVA è valutato in 265 milioni di euro.
Le imprese del settore avvertono che la misura arriva in un momento di forti aumenti dei costi energetici, delle materie prime e dei trasporti. Inoltre, Assobibe mette in evidenza l’impegno delle aziende per la salute pubblica: le vendite di bevande zuccherate sono diminuite del 27% negli ultimi dieci anni, con una riduzione del contenuto di zucchero nelle bevande del 44%. Il settore contribuisce solo all’1% delle calorie totali assunte in Italia e ha adottato protocolli con i ministeri della Salute, come la non vendita di bevande zuccherate nelle scuole e l’assenza di marketing rivolto a minori di 13 anni.
Per dimostrare l’inefficacia della sugar tax nel modificare i tassi di obesità e i consumi di zucchero, Assobibe cita dati di paesi che hanno adottato misure simili, dove l’obesità è continuata a crescere e, in alcuni casi, anche i consumi complessivi di zucchero. Alcuni Stati europei, come la Danimarca, hanno già fatto marcia indietro su simili misure fiscali.
La posizione di Assobibe ha trovato sostegno in vari settori, tra cui Confindustria, il mondo agricolo, la grande distribuzione, il commercio e i sindacati. È previsto un convegno a Roma, dove esponenti di diversi partiti politici discuteranno le ragioni del settore, presentando dati e argomentazioni a sostegno della richiesta di abolizione della sugar tax.
