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Contesa Legale sull’Area a Caldo dell’Ex Ilva: La Situazione a Taranto

redazione Settembre 8, 2026 Energia

In corso una battaglia legale tra Acciaierie d'Italia e cittadini di Taranto riguardo alla fermata dell'area a caldo dell'ex Ilva.

Contesa legale sull'ex Ilva di Taranto

In Breve

Qual è la situazione legale attuale riguardo all'ex Ilva?
È in corso una contesa legale tra Acciaierie d'Italia e i rappresentanti dei cittadini di Taranto riguardo alla fermata dell'area a caldo.
Cosa prevede il decreto della Corte d'Appello di Milano?
Il decreto prevede la fermata dell'area a caldo entro fine ottobre, a 90 giorni dalla data del 27 luglio.
Quali sono le conseguenze per i lavoratori?
Circa 2.500 licenziamenti collettivi sono stati annunciati da 28 imprese associate ad Aigi.

La situazione legale attorno all’ex Ilva di Taranto si fa sempre più complessa. Acciaierie d’Italia è attualmente coinvolta in una contesa legale con i rappresentanti dei cittadini di Taranto e l’associazione Genitori Tarantini, in merito alla conferma della fermata dell’area a caldo, disposta da un decreto della Corte d’Appello di Milano.

La fermata dell’area a caldo è prevista entro la fine di ottobre, a 90 giorni dalla data del 27 luglio. Il 9 settembre è stata fissata un’udienza a Milano per le istanze di sospensiva presentate sia da Acciaierie d’Italia che da Ilva, che hanno impugnato il decreto anche in Corte di Cassazione.

Gli avvocati Ascanio Amenduni e Maurizio Rizzo Striano, che rappresentano i cittadini, sostengono che la concessione della sospensione richiede la prova della gravità e dell’irreparabilità del danno. Secondo loro, nel caso specifico non risulterebbe provato il requisito della gravità, rendendo infondate le argomentazioni sull’irreparabilità. Inoltre, contestano l’affermazione della società secondo cui le precedenti fermate avrebbero dimostrato il rischio di compromissione irreversibile, ricordando che gli altiforni e le cokerie sono stati fermati e riavviati in passato.

Particolarmente rilevante è il fatto che il fermo prolungato delle cokerie, durato oltre otto mesi, non ha impedito la produzione di acciaio grazie all’approvvigionamento di coke sul mercato. Questo, secondo i legali, dimostrerebbe una scelta di privilegiare il profitto a scapito della salute pubblica, poiché le cokerie sono responsabili delle emissioni di sostanze nocive come il benzene e gli IPA, tra cui il benzoapirene.

D’altra parte, Acciaierie d’Italia ha replicato affermando che i precedenti casi non sono comparabili. In passato, infatti, gli altiforni sono stati mantenuti in condizioni di conservazione mediante il riscaldo dei cowper, operazione che il decreto attuale impone di non adottare. L’azienda sostiene che il decreto subordina la ripresa dell’area a caldo a due condizioni non realizzabili nel termine di 90 giorni: la completa rimozione dell’amianto presente nei cowper e la risoluzione delle problematiche relative alle concentrazioni ambientali di PM10 e PM2,5.

Acciaierie d’Italia stima che ci siano circa 1.690 tonnellate di materiale confinato in sette dei dodici cowper e descrive l’intervento di rimozione come paragonabile al rifacimento integrale dei cowper, con tempi tecnici di almeno un anno. Inoltre, l’azienda sottolinea che nel comparto siderurgico europeo non esistono BAT Conclusions o autorizzazioni integrate ambientali che stabiliscano limiti di emissione ai camini per PM10 e PM2,5, e che la definizione di tali limiti richiederebbe un procedimento di riesame dell’AIA con tempi superiori ai 90 giorni.

La Valutazione di impatto sanitario (Vis) è parte integrante dell’AIA del 4 agosto 2025, e la nota del 26 febbraio 2026 contiene richieste di approfondimento su specifici aspetti della prescrizione n.2. È stato avviato un tavolo tecnico con ISS, Mase e altri enti competenti per affrontare queste problematiche.

Nel frattempo, il governo ha convocato tre incontri a Palazzo Chigi con enti locali, associazioni delle imprese e sindacati per discutere della situazione. Aumentano anche i numeri dei lavoratori potenzialmente interessati dalla fermata: 28 imprese associate ad Aigi hanno annunciato circa 2.500 licenziamenti collettivi, mentre Confapi prevede un incremento di circa 1.700 unità tra licenziamenti e ricorso alla cassa integrazione, senza aver però ancora attivato le procedure. Aigi ha convocato i sindacati per il 10 settembre per discutere dei 2.500 licenziamenti previsti.

redazione

Autore della redazione Energia Domani.