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Mercato & Imprese

Crescita delle Procedure di Dissesto Finanziario in Italia: Impatti sulle Piccole Imprese nel 2026

redazione Ottobre 5, 2026 Mercato & Imprese

Nel primo semestre del 2026, le procedure di dissesto finanziario in Italia continuano a crescere, colpendo in particolare le piccole imprese e il settore del commercio.

Crescita delle procedure di dissesto finanziario in Italia

In Breve

Qual è l'andamento delle procedure di dissesto finanziario in Italia nel 2026?
Nel primo semestre del 2026, le procedure di dissesto finanziario sono aumentate, colpendo in particolare le piccole imprese.
Quali settori sono maggiormente colpiti dalle liquidazioni?
I settori più colpiti includono commercio, costruzioni, e attività manifatturiere.
Quali fattori stanno contribuendo a questo aumento?
Fattori come tensioni internazionali, costi energetici elevati e concorrenza delle piattaforme digitali stanno contribuendo all'indebolimento delle piccole imprese.

Il primo semestre del 2026 ha registrato un incremento significativo delle procedure connesse ai dissesti finanziari in Italia, evidenziando una situazione critica per le piccole imprese. Secondo i dati forniti da Il Sole 24 ORE, le istanze per concordato semplificato sono aumentate a 83, rispetto alle 63 dello stesso periodo dell’anno precedente. Gli accordi di ristrutturazione hanno raggiunto quota 167.

Le liquidazioni giudiziali, sebbene abbiano mostrato un leggero calo, con 5.230 procedure rispetto a 5.286 nel 2025, non sono sufficienti a mascherare un trend allarmante. Al contrario, le liquidazioni coatte amministrative sono aumentate del 14%, passando da 254 a 290. Le domande di concordato preventivo, invece, sono diminuite da 511 a 451, mentre le procedure per composizione negoziata sono quasi raddoppiate, passando a 897 nel semestre, con una proiezione di 1.128 istanze già a settembre.

La distribuzione territoriale delle procedure di dissesto riflette la densità produttiva del paese. La Lombardia si conferma la regione più colpita, con 1.036 fallimenti, seguita dal Lazio (844), Campania (478) e Toscana (417). La maggior parte delle aziende che finiscono in liquidazione giudiziale sono di piccole dimensioni, con una media di 7 addetti e un valore intorno ai 2 milioni di euro.

I settori maggiormente interessati da queste difficoltà includono il commercio all’ingrosso e al dettaglio, le costruzioni, le attività manifatturiere, i servizi di alloggio e ristorazione, e il trasporto e magazzinaggio. Le liquidazioni coatte amministrative colpiscono prevalentemente cooperative e consorzi, con una media stimata di 21 addetti e un valore inferiore a un milione di euro.

Tra i settori più vulnerabili, le attività per la salute umana e assistenza sociale hanno visto 68 pratiche di liquidazione, seguite dalle attività amministrative e di supporto con 38 pratiche. Questo scenario complesso è aggravato da fattori esterni come le tensioni internazionali, i costi energetici elevati, la concorrenza delle piattaforme digitali e l’aumento dei prezzi delle materie prime. Inoltre, la scomparsa di bonus settoriali ha ulteriormente indebolito le piccole imprese, in particolare i negozi di quartiere, le piccole imprese edili, gli artigiani e le aziende manifatturiere di dimensioni contenute.

redazione

Autore della redazione Energia Domani.